“Ritratti di città”: questa sera l’inaugurazione
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Ritratti di città, si parte. “Una nuova opportunità di crescita e riflessione sul futuro delle città”, così il sindaco Mario Lucini ha presentato questa mattina, insieme all’assessore alla Cultura Luigi Cavadini e al curatore Flaminio Gualdoni, la nuova mostra organizzata a Villa Olmo dal Comune di Como “Ritratti di città. Urban sceneries. Da Boccioni a De Chirico, da Sironi a Merz a oggi”. Questa sera ci sarà la serata inaugurale, dalle 21 alle 24, e la possibilità di visitare la mostra con accompagnamento musicale. Da domani poi e fino al 16 novembre l’apertura al pubblico.
“La riflessione sul tema della città rientra in un progetto triennale avviato lo scorso anno – spiega L’assessore Luigi Cavadini – Quest’anno la mostra presenta come la città è stata vista nel corso di un secolo”. Il risultato è una piccola storia dell’arte italiana del Novecento, presentata attraverso pittori, scultori e fotografi. “E’ una mostra di opere e non di nomi – puntualizza il curatore Flaminio Gualdoni – Le mostre, del resto, non sono fatte per raccontarci quello che sappiamo già ma per farci riflettere”. A Villa Olmo saranno esposte oltre sessanta opere, provenienti da 50 collezioni, attraverso un percorso che intende indagare, per la prima volta attraverso una mostra, l’incidenza dell’immagine della città moderna – tra utopia, mito e realtà – nell’arte italiana del XX secolo e del tempo d’oggi.
L’evento espositivo è la seconda tappa del progetto triennale del Comune che ha preso avvio lo scorso anno con la mostra “La città nuova. Oltre Sant’Elia”.Ritratti di città presenta oltre sessanta opere attraverso un percorso che intende indagare, per la prima volta attraverso una mostra, l’incidenza dell’immagine della città moderna – tra utopia, mito e realtà – nell’arte italiana del XX secolo e del tempo d’oggi. Tra le opere esposte, una scultura che Arnaldo Pomodoro ha realizzato appositamente per l’evento comasco. Inoltre Ritratti di città offre l’occasione di vedere opere mai viste o raramente esposte, perché provenienti da collezioni private. Tra queste, La città che avanza di Giacomo Balla, esposta qui per la prima volta, oltre che Via Toscanella di Ottone Rosai e Periferia di Umberto Boccioni, anch’esse quasi mai apparse in mostre pubbliche.
Più di altre culture, l’italiana è legata alla tradizione visiva del genere paesaggistico, dunque a un’idea di naturale largamente prevalente sull’immagine urbana. È solo con le spinte moderniste di fine ‘800 e soprattutto con l’avanguardia futurista che la visione urbana entra progressivamente in scena, divenendo di volta in volta il referente visivo e intellettuale di un ragionamento esteso all’idea tutta di modernità. Dire città significa energia ottimistica, comunità dotata di un’anima e di un’identità, un progresso che allora si immagina senza limiti e confini. Significa, ancora, un modo di vita fatto di rumori anziché di silenzi, di azione anziché di contemplazione.
Il futurismo di Boccioni, Balla, Depero, Dettori, dunque, è interprete perfetto della città nuova, del suo imporsi come visione ulteriore anche dal punto di vista della struttura dell’immagine: “le stazioni ingorde, divoratrici di serpi che fumano; le officine appese alle nuvole per i contorti fili dei loro fumi; i ponti simili a ginnasti giganti che fiutano l’orizzonte” sono, nel Manifesto futurista, il mondo nuovo. A fianco, subito, la Metafisica di de Chirico segna della sua trasognata classicità l’immagine della città, in una sorta di doppio rapporto – tra entusiasmo e resistenze culturali – con la metropoli che innerverà di sé tutto il corso del ‘900.
Il grande Novecento è dominato da un artista come Sironi, i cui paesaggi urbani incarnano le prime perplessità poetiche nei confronti della nuova condizione esistenziale: le sue sono, ha scritto Mario Botta, “architetture senza tempo che, a dispetto del programma, solo un futurista ci poteva dare”.
Da Morandi alle prove dell’aeropittura futurista, dall’astrazione geometrica in chiave architettonica, com’è in autori quali Soldati e Galli, alla visione critica e insieme poetica di autori come Mafai,Guttuso, Fiume il percorso si inoltra nel secondo dopoguerra, quando la realtà urbana è tema non coinvolgente solo le avanguardie artistiche, da Cavaliere a Spagnulo, da Merz a Schifano, da Tadini ad Adami a Rotella, ma anche quelle dell’“architettura dipinta” e della fotografia, da un lato con, tra gli altri, autori come, La Pietra, Cantafora,Ico Parisi, maestri nell’interrogare l’immaginario urbano prima ancora che nel definirne i confini possibili, e dall’altro maestri come Fontana, Basilico, Ghirri, Galimberti, grazie ai quali anche la fotografia non è più solo documento, ma interpretazione intellettuale e poetica dei luoghi. L’itinerario si conclude con una documentazione essenziale delle generazioni ultimissime, le quali tra pittura e fotografia riprendono con forza il tema della crisi attuale dell’immagine di città: da Chiesi a Costa, da Guaitamacchi a Presicce. La scelta è di documentare ogni autore con opere primarie e per molti versi esemplari, dando vita a un percorso fatto di rimandi iconografici e stilistici e altrimenti di rotture brusche, dimostrando come il ‘900 italiano veda la convivenza di una precisa identità di scuola con la partecipazione al più vivo dibattito internazionale.
Mostra collaterale presso Pinacoteca Civica
Sempre in relazione al tema, come trait-d’union tra la prima rassegna a tema città del 2013 e quella di quest’anno, è in corso presso la Pinacoteca Civica fino al 28 settembre “Aldo Galli: luci e astrazioni urbane”, mostra dedicata ad Aldo Galli (1906-1981), uno degli astrattisti storici comaschi che nella sua opera ha sviluppato a lungo e con varie declinazioni il tema della città. Il quadro simbolo della mostra a giugno verrà spostato e inserito nel percorso di Ritratti di Città.