
Per la prima volta all’ospedale Sant’Anna è stato effettuato un reimpianto di piede. L’intervento, presentato stamattina, è stato effettuato il 4 aprile scorso nel presidio di San Fermo della Battaglia su un paziente 43enne, dimesso il 5 luglio, che ha subìto l’amputazione della parte terminale dell’arto inferiore sinistro a seguito di un infortunio sul lavoro verificatosi lo stesso giorno a Mornago in un cantiere edile.
Giancarlo Iovino, residente a Morazzone, in provincia di Varese, e padre di due bambini, fa l’operaio ed è stato colpito accidentalmente dalla caduta di una parete di calcestruzzo del peso di alcune tonnellate che ha tagliato di netto l’arto inferiore sinistro circa 10 centimetri sopra la caviglia. Immediato l’intervento del 118, che ha consentito anche di allertare il Pronto Soccorso del Sant’Anna e le équipe di Chirurgia Plastica, Chirurgia Vascolare, Traumatologia e Ortopedia e Anestesia e Rianimazione e di far arrivare il paziente in elicottero nel presidio in meno di un’ora dalla chiamata.
All’incontro, durante il quale sono state spiegate le tecniche utilizzate e evidenziato l’approccio multidisciplinare, sono intervenuti, tra gli altri, il direttore sanitario del Sant’Anna Giuseppe Brazzoli, il primario di Chirurgia Plastica Leonardo Sartore, il primario di Traumatologia e Ortopedia Vincenzo Zottola, il primario di Fisiatria Mario Cassi, il primario di Malattie Infettive Domenico Santoro insieme al paziente. Hanno partecipato anche il responsabile dell’AAT 118 (Articolazione Aziendale Territoriale) Maurizio Volontè e il medico del 118 intervenuto sul posto dell’infortunio Luigi Cilea, che hanno raccontato i dettagli del soccorso.
L’intervento
L’intervento di reimpianto è durato 8 ore. In prima battuta sono intervenuti gli ortopedici, che hanno provveduto a stabilizzare le ossa della gamba con un fissatore esterno. Al tavolo operatorio si sono poi alternati i chirurghi plastici che hanno suturato con moderne tecniche microchirurgiche le arterie principali del piede e le vene utilizzando un filo del diametro di un capello e avvalendosi degli ingrandimenti al microscopio operatorio fino a 20 volte le dimensioni anatomiche reali. In questo modo è stata rispristinata la circolazione sanguigna. Inoltre, sono state ricostruiti i nervi, per consentire in futuro la ripresa della sensibilità del piede, e riparati i tessuti muscolo-tendinei e cutanei.
Dopo l’intervento, il paziente è stato ricoverato per otto giorni in Terapia Intensiva e successivamente è stato trasferito nel reparto di Chirurgia Plastica.
“Grazie ai rapidi tempi di intervento del 118 – ha commentato il primario della Chirurgia Plastica Leonardo Sartore – e grazie alla collaborazione con i colleghi della Traumatologia e Ortopedia, dell’Anestesia e Rianimazione, della Chirurgia Vascolare e all’équipe infermieristica dedicata, l’intervento è andato per il meglio.
L’équipe di chirurgia plastica ha effettuato un intervento molto complesso, che richiede competenze professionali molto specifiche, la profonda conoscenza delle tecniche microchirurgiche e provata esperienza in questo settore. Tanto prima si procede alla rivascolarizzazione dell’arto, tanto maggiori sono le possibilità di ‘salvarlo’ senza che il paziente abbia complicanze”.
Una risposta immediata, complessa e d’eccellenza, dunque: “Questo tipo di lesione – ha aggiunto il primario di Traumatologia e Ortopedia – può essere affrontata solo in un ambiente iperspecialistico e con équipe multidisciplinare. La collaborazione tra la vicina Centrale Operativa della Soreu dei Laghi e il Dipartimento di Chirurgia Traumatologica e Ricostruttiva, voluto dalla Direzione dell’Ao Sant’Anna, hanno consentito di costruire preventivamente una sinergia organizzativa e culturale”.
Certo è che la conservazione e l’eventuale successivo reimpianto di un arto sono decisioni difficili: “La scelta di conservare un arto – ha proseguito Zottola – anche se può sembrare quella migliore per il paziente, può comportare un certo numero di interventi successivi, una lunghissima ospedalizzazione e un elevato costo economico”.
Durante la degenza l’operaio varesino ha subìto altri tre interventi, per effettuare innesti cutanei e ripulire la ferita, è stato sottoposto a trattamento in camera iperbarica per tre settimane e a una terapia a pressione negativa per favorire la guarigione tissutale. Iovino ha avuto anche una complicanza infettiva, causata da un germe molto raro, ma curata con successo grazie all’esperienza e alle competenze di Domenico Santoro, primario dell’Unità Operativa di Malattie Infettive.
Il paziente, che dovrà subire in futuro un allungamento dell’arto reimpiantato di circa sei centimetri presso l’ospedale di Menaggio, per recuperare la simmetria con l’altra gamba, sta già seguendo un percorso riabilitativo con l’Unità di Fisiatria diretta da Mario Cassi.
“I passi per un ritorno alla normalità e al miglior recupero funzionale possibile – ha concluso Zottola – si potranno realizzare sfruttando specifiche competenze presenti nei vari presidi della nostra Azienda. In particolare, per le tecniche di allungamento degli arti, l’azienda ospedaliera comasca vanta una consolidata esperienza nel presidio di Menaggio”.
Concluso il suo iter chirurgico, terapeutico e riabilitativo, è verosimile che il signor Iovino potrà tornare a deambulare autonomamente, senza l’ausilio di mezzi di sostegno.