L’ironia di Margaret Atwood illumina la prima notte del Noir
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E’ stata Margaret Atwood, premiata con il prestigioso Chandler Award, la protagonista della prima serata comasca del Noir in Festival.
Per la sua XVII edizione, Giorgio Gosetti e Marina Fabbri hanno deciso di regalare al pubblico del Teatro Sociale l’ironia di Margaret Atwood, la scrittrice canadese de Il racconto dell’ancella e L’altra Grace.
Il suo lavoro ha spesso evocato un futuro distopico, nel quale il ruolo della donna è messo costantemente in discussione, in cui le catastrofi ambientali e la dittatura degli uomini hanno trasformato la Terra in uno spazio da riconquistare.
L’attualità del suo pensiero e della sua opera è ancora fortissima: non a caso la trasposizione televisiva del suo romanzo più noto, The Handmaiden’s Tale, è stato l’evento della stagione americana, conquistando ben 8 Emmy Awards.
Ad introdurla sul palco del Sociale è stata l’ambasciatrice canadese in Italia, con un discorso pieno di passione e di devozione, nei confronti di un’icona della cultura canadese.
La Atwood ha ringraziato il Noir ed è stata particolarmente colpita dal premio, intitolato a Raymond Chandler, il grande narratore hard boiled americano, così centrale nella sua formazione di lettrice prima e di scrittrice poi, ironizzando sui topoi letterari del maestro: la bellezza delle dark lady circondate dal fumo delle sigarette e dalle stole di pelliccia, i detective con il trench e il cappello anche nella caldissima Los Angeles, e poi i mobili, sì i mobili dei romanzi di Chandler, assolutamente unici.
Nella sua raccolta Good Bones del 1992, la Atwood aveva già raccontato il suo amore per l’autore de Il grande sonno, con il saggio In love with Raymond Chandler.
La serata, tutta al femminile, è proseguita con uno dei film più interessanti del concorso, You Were Never Really Here della scozzese Lynne Ramsay, che il Noir ha presentato in anteprima nazionale: un grumo di violenza e depravazione, in una New York mai così malata e perduta, che ricorda quella di Taxi Driver.
Il film della Ramsay è un hard boiled completamente destrutturato, attraverso il ritratto di un personaggio enorme, tormentato, un martire che ha deciso di prendere su di sè tutto il dolore del mondo.
Tratto dal romanzo breve di Jonathan Ames, You were never really here è un capolavoro impressionista, costruito con la lentezza ieratica, necessaria a far emergere , attraverso lampi improvvisi, squarci di memorie, ricordi, suggestioni.
Il concorso prosegue oggi con Tomato Red di Juanita Wilson, che accompagnerà il film in teatro, alle ore 18 e con Madame Hyde di Serge Bozon con Isabelle Huppert, alle ore 21.