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Como ed Erba al centro dell’inchiesta sul traffico illecito di rifiuti: due in carcere

7 ottobre 2019 | 21:21
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Fermato in Brianza quello che viene considerato il “dominus” di tutta l’operazione. Blitz in località La Guzza anche nei mesi scorsi per alcune anomalie

Ruota tutto attorno all’impianto di recupero dei materiali di scarto di Como, in località La Guzza, l’indagine dei carabinieri di tutela forestale su un vasto traffico illecito di rifiuti sfociata nell’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di undici persone, due in carcere e nove ai domiciliari. Per l’accusa, gli indagati riempivano di rifiuti alcuni capannoni nel Nord Italia, compreso il capoluogo lariano e ne seppellivano altri in una cava dismessa in Calabria.


Le indagini, dirette dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Milano, hanno portato a risalire al principale indagato, definito “il dominus del sodalizio”: è Angelo Romanello, 35 anni originario di Reggio Calabria, ma arrestato nella sua abitazione di Erba. In carcere anche Maurizio Bova, 41 anni, anche lui di origine calabrese.
L’impianto in località La Guzza era stato sequestrato dagli agenti della polizia locale di Como nel mese di marzo dello scorso anno perché era stata riscontrata la presenza di quantitativi di rifiuti ben superiori a quelli autorizzati. Complessivamente, nel corso dell’indagine, sono state sequestrate 14mila tonnellate di rifiuti.