“A muso duro”, il cold case del giornalista e scrittore Umberto Montin
Oggi la nostra chiacchierata è con Umberto Montin per parlare del suo libro d’esordio, A muso duro – Robin Edizioni. Giornalista, laureato in storia moderna a Bologna, studi giuridici a Padova, Montin ha lavorato per il Gazzettino di Venezia e successivamente per il quotidiano La Provincia di Como.
Il suo un cold-case, termine che si riferisce a un metodo di scienza forense ben specifico; ed è proprio a causa della riapertura – non ufficiale – di un’indagine su un caso ormai chiuso da tanti anni che lo scrittore, attraverso il suo protagonista Martino Ribaud, ci riporta negli anni settanta.
Il vicequestore Martino Ribaud che, verso la fine della sua carriera, decide di indagare su un brutto fatto di cronaca che aveva coinvolto una cara amica, Alice Cecchetti; proprio per questo, man mano che prosegue l’indagine, scoprire la verità diventa non solo un atto dovuto ma un fatto personale. Anche perché c’era lui, in quel passato; un Martino diverso che, prima di diventare poliziotto e passare dall’altra parte della barricata, era stato militante di autonomia operaia. Ed è forse proprio questo che le persone con le quali entra di nuovo in contatto dopo anni – oltre a temere per l’indagine – non gli perdonano. Ma la morte di Alice Cecchetti, archiviata come suicidio nel pieno del ’78 e della sua militanza politica, proprio non lo convince. Quindi nonostante molte difficoltà, incomprensioni, inseguimenti nella notte e morti sospette, decide di andare avanti con la sua personale indagine. Che lo porterà ben oltre quanto aveva immaginato e sospettato. Così come porterà noi lettori, attraverso il ritmo serrato dei migliori romanzi page-turner, a scoprire non solo i fatti di quegli anni, ma molto di più.
Perché quella raccontata da Umberto Montin è una storia che si legge su più livelli; una storia che parla di come la società, dagli anni settanta a oggi, sia cambiata in modo così profondo, e noi con lei. Il colpo di scena è inatteso e oltre a rimettere di nuovo le carte in gioco ci porta dritto nei nostri territori, luoghi di confine dove quello che viene raccontato acquisisce un senso molto intenso e doloroso.
Forte della sua esperienza come giornalista di cronaca nera, ma si è anche occupato di geopolitica ed economia, Umberto attinge agli anni trascorsi a scrivere per i quotidiani – anni nei quali ha avuto modo di avvicinare e conoscere molti aspetti tecnici investigativi – e li unisce a una capacità narrativa di ampio respiro tipica degli scrittori del genere, dando vita a una storia ricca di dialoghi e descrizioni. In una nebbia che, divenuta anch’essa personaggio, oltre che a Padova, Venezia e Como, racconta gli stati d’animo delle persone che entrano in contatto con Martino; nebbia che diventa imbarazzo nel tornare a un passato del quale provano vergogna, nebbia che diventa perdita della credibilità nel presente.
“La nebbia è dentro di noi – dice a un certo punto Nina – quando diventiamo prigionieri delle nostre convinzioni e non sappiamo o non vogliamo scavare dentro la menzogna perché chi la sostiene magari è nostro amico o lo è stato. E per converso ci costruiamo i nemici che desideriamo, salvo accorgerci poi che non lo sono”.
Altro elemento a cui viene dato rilievo è la trattoria. Non solo luogo per mangiare e bere, riporta alle serate giovanili passate a parlare con amici di cose futili e massimi sistemi, spesso ben oltre l’orario di chiusura. I dialoghi nel libro, numerosi e ben costruiti, oltre ad avvicinare o allontanare il vicequestore dalla risoluzione del caso, sono l’occasione per parlare e riflettere su due temi, anch’essi cruciali nella storia, ma in modo diverso: il tempo e l’amicizia.
“Cattivi, estremi, intolleranti con gli altri e con noi stessi, capaci di dare battaglia anche a costo della vita e un attimo dopo uccidersi per un battito di troppo del cuore. Il privato era politico; questo dignifica che abbiamo sbagliato anche a declinare la prassi degli affetti… un’altra fregatura per impedirci di cogliere quanto di contraddittorio la società ci imponeva anche in casa”.
A Muso duro, Umberto Montin, Robin Edizioni.

Lo scorso ottobre Umberto Montin ha pubblicato, inoltre, un secondo libro – 2020: Canto Nomade per un prigioniero politico lombrado-veneto, Editore PlaceBook Publishing. Una galleria di personaggi osservati, spiati nella loro inquietudine quotidiana durante i giorni del lockdown.