Un filo di Seta si racconta, al Museo la storia dell’incannatoio di Dizzasco

Domani sera, dalle 18, l’associazione Amici di Dizzasco e Muronico organizza “Un filo di Seta si racconta”. Modera Stefania Pedrazzani
Venerdì 27 maggio, dalle ore 18, al Museo della Seta di via Castelnuovo 9 a Como, si terrà Un filo di Seta si racconta, un’occasione per ascoltare il racconto dell’incannatoio di Dizzasco a cura dell’associazione Amici di Dizzasco e Muronico. Modera Stefania Pedrazzani, giornalista e collaboratrice, con le voci narranti di Chiara Malacrida e Margherita Bianchi.
Stefania ha anticipato il tema dell’incontro ai microfoni di Ciaocomo radio
“I più anziani della Valle, ricordano ancora il “Canatòri” (l’incannatoio) Castelli di Dizzasco la cui storia è tristemente legata al tragico episodio che vide morire in un rogo due ragazze schignanesi che lavoravano come tante altre fanciulle nello stabilimento di incannatura della seta. “Le contadine allevavano i bachi da seta, come mia mamma e mia nonna” scrisse di suo pugno l’allora 86 enne Rosa Travella, nel 2008, raccontando la vita di quel tempo. “Nei prati c’erano tante piante di gelso, le raccoglievamo così i bachi le potevano mangiare, era un mormorio continuo, giorno e notte: ci volevano circa quaranta giorni affinché crescessero fino a diventare grandi come la punta di un mignolo.” Storie di fatiche e sudore, storie di vita. Per questo i tusan de la Val diventano un simbolo storico importante.
L’economia lariana ai tempi poteva ancora contare sull’intera filiera di produzione e lavorazione della seta, dalla coltivazione dei gelsi fino alla filatura del prezioso filato. Grande importanza, perciò, in un contesto economico così strutturato, rivestiva l’attività svolta negli incannatoi (o accannatoi), ove si eseguiva principalmente il trasferimento dalle matasse del bozzolo al filo di seta sui rocchetti, pronto per la filatura. A tale scopo venivano impiegate bambine e ragazze, le cui mani preziose e piccine svolgevano questo lavoro accuratamente e con velocità. Certo, in condizioni di lavoro non propriamente sicure, e ne è riprova il fatto che un incendio, divampato nella notte tra il 10 e l’11 febbraio 1930 mieté due giovani vittime, Carolina e Annetta Tavola, di 17 e 18 anni, che perirono prigioniere di quel luogo che le vedeva lavorare di giorno e ivi dormire la notte. I soccorritori, raccontano le cronache dell’epoca, non riuscirono ad estrarle dalle finestre con le grate da cui le due fanciulle stavano cercando di scappare e le videro morire sotto i loro occhi”.
Ingresso gratuito
Per prenotare, scrivere una mail a prenota@museosetacomo.com
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Tel. 031303180