6 agosto, anche Como ha ricordato stamane i bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki
Questa mattina, a Palazzo Cernezzi, la breve cerimonia di commemorazione, alla presenza delle autorità civili e militari
Si è tenuta questa mattina, nel Cortile Antico di Palazzo Cernezzi, la commemorazione del 79° anniversario dei bombardamenti atomici delle città di Hiroshima e Nagasaki, avvenuti rispettivamente il 6 e 9 agosto 1945. La cerimonia si è svolta alla presenza dei rappresentanti dell’Amministrazione comunale, il Presidente del Consiglio Comunale Fulvio Anzaldo e la Vicesindaco Nicoletta Roperto e delle Autorità civili e militari, tra cui il Prefetto di Como Andrea Polichetti.

Il video e le foto della breve cerimonia che, a causa dei lavori in corso nella zona, non si è potuta tenere al Monumento alla Resistenza Europea di Como, eretto ai Giardini a Lago, e che ha ancora in evidenza una scheggia di quel bombardamento atomico costato la vita a milioni di persone.
LA STORIA
Il 6 agosto 1945, intorno alle 8.15 del mattino, l’aeronautica militare statunitense diede l’ordine a1 12 piloti dell’equipaggio del bombardiere USA Enola Gay di sganciare la bomba atomica Little Boy sulla città giapponese di Hiroshima; tre giorni dopo, venne sganciata anche la bomba atomica Fat Man su Nagasaki, con l’obiettivo di porre fine alla Seconda Guerra Mondiale.Il Giappone si arrese il giorno di Ferragosto del 1945.
In seguito ai due lanci, si stima che vi furono circa 250mila morti, quasi tutti civili. La prima bomba atomica causò la morte istantanea di 70mila persone e rase al suolo un’area di 11,4 chilometri quadrati, distruggendo il 67% degli edifici della città di Hiroshima. La seconda bomba atomica, sganciata su Nagasaki, causò la morte immediata di 40mila persone.

Oltre a questo, le bombe portarono ad una serie di conseguenze terribili che, per molto tempo, interessarono l’area di entrambe le città. Moltissime persone, infatti, morirono entro un anno dal lancio della bomba atomica per colpa delle radiazioni e delle ustioni riportate, mentre altrettante sono decedute negli anni successivi a causa del cancro o delle malformazioni alla nascita dovute proprio alle radiazioni stesse.